Preghiera

Preghiera 

 

O Trinità Santa,
ti ringraziamo per aver donato alla Chiesa
il Servo di Dio, Agostino Cozzolino
e per aver fatto risplendere in lui
l’immagine viva di Gesù Buon Pastore,
rendendolo sempre disponibile 
verso coloro che per ogni necessità
ricorrevano a lui.
La sua intercessione ci ottenga
di camminare nella santità, 
imitando i sentimenti del Cuore di Gesù
e di sentirci sotto la protezione
della Vergine Santissima,
da lui invocata con il dolce titolo 
di Mamma della Neve.
Padre di bontà, concedici, 
Per sua intercessione, 
secondo la tua volontà,
la grazia che ti domandiamo…
(si chiede la grazia che si desidera).
Nella speranza che egli sia presto annoverato 
tra i tuoi Santi,
a te l’onore e la gloria
per i secoli eterni. Amen

Padre Nostro, Ave Maria, Gloria al Padre

 

Con approvazione ecclesiastica
_________________________________________

Per segnalare eventuali grazie ricevute, rivolgersi alla Postulazione della Causa di Beatificazione e Canonizzazione del Servo di Dio Agostino Cozzolino, Sacerdote Basilica Santuario Maria SS. della Neve
Piazza Vincenzo Aprea, 2 – 80147 Napoli – Ponticelli.

Testamento Spirituale

Davanti a Dio, Comunità di amore: Padre, Figlio e Spirito Santo, nella cui luce spero di tuffarmi dopo il mio transito da questa terra, con la retta intenzione, senza presunzione, ma con umiltà, espirmo le seguenti riflessioni:

  1. Sono contento della vita trascorsa. Lo spirito di fede crescente l’ha caratterizzata, donandomi serenità e pace interiore.
  2. Ho alimentato continuamente, con la preghiera, la mia esperienza spirituale (ritiri mensili, corsi annuali di esercizi, ora di contemplazione quotidiana). Ciò ha permesso di tenere “su” il tono del contatto con Dio.
  3. Ho avuto e coltivato la retta intenzione, cercando in tutto la volontà di Dio e non in me stesso. Questo mi ha aiutato a vivere nell’umiltà e nel servizio ai fratelli.
  4. Ho amato la mia vita sacerdotale e sono andato là, dove l’obbedienza mi mandava. Da questo atteggiamento è derivata fiducia e forza anche nelle difficoltà.
  5. Ho espresso il mio amore verso i fratelli di cui il Signore mi ha fatto guida e pastore, con la dedizione completa, non risparmiandomi per il loro bene.
  6. Ho amato lo stile della povertà, per seguire più da vicino Cristo povero, per testimoniare i beni futuri. Mi sono accontentato dello stretto necessario perché i soldi risparmiati diventassero pane per i fratelli bisognosi.
  7. Mi sono sentito profondamente legato alla comunità parrocchiale nella quale ho speso la maggior parte del mio ministero pastorale. Ho dato e ho ricevuto tanto. Ho amato alla mia maniera e sono stato ricambiato al centuplo. Le premure usatemi nella mia malattia ne sono la prova. Dall’ultima generazione di giovanissimi ho avuto moltissimo. Con loro ho recuperato, in una maniera molto bella, la mia specifica missione di educatore nella fede e di padre spirituale. I collaboratori pastorali mi hanno dato gioia con la loro fiducia, costanza, spirito di sacrificio, affetto.
  8. Sono legato con voi mediante la pratica dei Consigli Evangelici all’Istituto dei Sacerdoti del Sacro Cuore. È stato un grande dono per la mia vita sacerdotale e mi ha mantenuto in “tensione” nell’amore di Dio e dei fratelli.

Chi leggerà o ascolterà queste riflessioni, non mi reputi al di sopra di quanto sia stato ma, piuttosto, elevi il ringraziamento al Signore, perché sono convintissimo che tutto è stato dono suo. E chiedo perdono al Signore per tutte le mie incorrispondenze ai suoi doni, perché non sono poche. Mi sento sinceramente peccatore. Anch’io, oltre che al Signore, intendo chiedere umilmente perdono a ciascuno di voi. Mi avete conosciuto abbastanza nei miei difetti e nelle mie debolezze, per cui non ho bisogno di esporvele. Voglio ringraziarvi con immensa gratitudine per quello che siete stati per me e per quanto mi avete donato. In modo particolare, vi ringrazio delle preghiere fatte durante la mia malattia. Non sono andate nel senso voluto da voi, ma mi hanno ottenuto forza, serenità, desiderio ardente di vedere il Volto di Dio.

Arrivederci alla comunione definitiva con il Padre, il Figlio e lo Spirito, stretti alla Mamma Celeste, la Madonna Della Neve!

Via al processo di canonizzazione

Il Servo di Dio

 

I Sacerdoti dell’Istituto Secolare Sacerdoti del Sacro Cuore, a cui don Agostino era legato con i voti, il 10 novembre 1988, iniziarono a pensare ad un’eventuale Causa di Beatificazione.

All’esecutore testamentario, Don Agostino affidò il 13 ottobre del 1988, il testamento olografo, dove scriveva, nell’ultimo punto: “Affido l’esecuzione di quanto sopra al carissimo amico Don Ciro Cocozza, pregando di provvedere a distruggere i miei quaderni personali e il diario personale dopo il discreto uso che intende farne.”

Nel Messaggio del Cardinale Crescenzio Sepe ai Sacerdoti e al Popolo Santo di Dio di Ponticelli, inviato in occasione della presentazione della nuova Postulazione, per la fase romana della Causa, l’Arcivescovo afferma: “Fin dal mio arrivo a Napoli, venni a conoscenza della figura di Don Agostino Cozzolino attraverso i racconti e le testimonianze di tanti Sacerdoti che lo avevano avuto compagno di Seminario e, poi, punto sicuro di riferimento nel presbiterio, soprattutto come direttore spirituale e confessore. Successivamente, nel corso delle mie numerose visite a Ponticelli, ho potuto toccare con mano quanto sia viva e grata la memoria di questo “Buon Pastore”, che ha guidato la Comunità parrocchiale di Santa Maria della Neve per ben 28 anni. Mentre si concludeva l’Anno Sacerdotale (2009-2010), fu proprio Don Ciro Cocozza, a nome anche dei Parroci e dei sacerdoti di Ponticelli e, facendosi interprete di un comune desiderio del Popolo di Dio, a presentare la richiesta che fosse istruita la Causa di Beatificazione e Canonizzazione di Don Agostino Cozzolino. Accolsi con compiacimento la petizione che mi veniva consegnata, dando mandato all’Ufficio competente di iniziare l’iter abituale della pratica, dopo aver consultato i Vescovi della Campania e ottenuto il nulla osta della Congregazione delle Cause dei Santi”. 

Si apriva così, un lungo e delicato lavoro di studio dei diari, dei quaderni spirituali, degli appunti e delle omelie di Don Agostino, diligentemente raccolti, ordinati e trascritti.

Nel contempo, venivano interrogati i testimoni. Si è giunti finalmente alla celebrazione del 12 giugno 2017, al termine del quale, il Cardinale Crescenzio Sepe, dichiarava conclusa l’inchiesta diocesana del processo di Beatificazione e Canonizzazione del Servo di Dio, Agostino Cozzolino.

Il 14 novembre successivo, una delegazione spontanea di Sacerdoti di Ponticelli, a nome dell’Arcivescovo, consegnava alla Congregazione delle Cause dei Santi in Vaticano, la suddetta documentazione, mettendo nelle mani della Chiesa Universale lo studio sulla vita, le virtù e la fama di santità di Don Agostino.

È da notare, lo stile di un ministero sacerdotale singolare, per virtù, che rendono il Servo di Dio, un esempio di vita interiore animata da una fede profonda, sostenuta da una salda speranza e alimentata da un’ardente carità, vissuta nella preghiera e nell’adorazione eucaristica, in spirito di povertà, obbedienza, castità, umiltà e pietà, nell’amore totale al Signore e alla Madonna, nel compimento generoso e fedele del ministero pastorale verso quanti erano affidati alle sue cure.

Egli ha cercato solo Dio e la sua gloria, e ha vissuto desiderando di essere tutto di Gesù e del popolo. Pastore saggio e guida attenta, la sua vita è stata una vera realizzazione del sacerdozio nella santità.

Cenni Biografici

La vita

 

Agostino Cozzolino nacque ad Ercolano (NA) il 16 ottobre 1928, in una famiglia umile e modesta, che viveva nella dignità e nel timore di Dio. Suo padre, Ciro, era un marittimo; sua madre, Giuseppina, era una casalinga, donna di fede genuina e salda. Aveva due sorelle, Anna e Lucia. 

L’infanzia di Agostino fu serena e ricca di interessi, tanto da suscitare l’ammirazione del Parroco di Pugliano, Don Peppino Matrone, che divenne suo padrino di Cresima.

Entrò in Seminario, distinguendosi subito per l’impegno spirituale e nello studio. Attento sempre alla preghiera e al rispetto della Regola, ebbe sempre buoni rapporti con i compagni, i quali, per la sua serietà lo chiamavano “il tedesco“. Organizzava turni di preghiera notturni per i seminaristi. Fin dall’epoca del Seminario, ebbe chiaro l’impegno di farsi santo. 

Fu ordinato Sacerdote il 27 luglio del 1952 e venne destinato, quale vicario parrocchiale, alla parrocchia “Santissimo Rosario” in via Traccia, a Poggioreale. Qui già divenne evidente la sensibilità pastorale del novello Sacerdote, che organizzava attività di formazione e di catechesi per i ragazzi, per i giovani e gli adulti. Tutti ammiravano la sua pietà, lo zelo pastorale, la saggezza nella Confessione e nella direzione spirituale. Trattandosi di una parrocchia rurale, spesso girava per le campagne, dove trovava occasione per fare catechesi. Stette in quella parrocchia per tre anni circa, fin quando l’Arcivescovo lo trasferì, come parroco, alla chiesa “Regina Paradisi“, ai Camaldoli. In questa parrocchia stette poco, lasciando tuttavia un bel ricordo nei fedeli per la sua preparazione e rettitudine interiore. Il 16 ottobre 1957, Don Agostino fu nominato Vice-Rettore del Seminario Maggiore di Napoli, dove rimase per altri tre anni, lasciando ai giovani seminaristi il buon ricordo di sé e l’esempio di una vita di pietà, di impegno sacerdotale, sensibilità umana e spirituale non comuni.

Il 30 settembre 1960 fu nominato parroco di “Santa Maria della Neve“, in Ponticelli. Qui don Agostino ha lavorato instancabilmente, fino ad essere definito dal popolo il “Curato D’Ars di Ponticelli”[1].

Attento a tutto, nulla sfuggiva al suo sguardo profondo; accoglieva e applicava le nuove direttive pastorali e seguiva con interesse lo svolgersi dei lavori del Concilio Vaticano II. Esigente con se stesso, misericordioso con gli altri, cercava di conoscere tutte le persone della parrocchia, visitando le famiglie e non si stancava di invitare a collaborare, trasmettendo, a chi lo incontrava, serenità e gioia. L’idea maestra su cui don Agostino fondò l’azione pastorale dei suoi 28 anni come parroco di Ponticelli fu: “Trasformare la parrocchia da semplice luogo di culto, in comunità, famiglia di Dio“.

Nel realizzare tale progetto, trovò terreno fertile nella vera grande ricchezza dei Ponticellesi: la secolare devozione alla Madonna della Neve di cui era filialmente innamorato e che soleva invocare con il dolce titolo di “Mamma” della Neve. Nel periodo del Concilio Vaticano II non esitò a farsi pioniere della riforma liturgica e del rinnovamento teologico; si aggiornava continuamente, studiandone i documenti talvolta anche di notte. La comunione tra i Parroci e i Sacerdoti del quartiere e il progetto di “Nuova Immagine di Ponticelli” lo portarono a promuovere un lavoro pastorale comunitario per tutta Ponticelli. Nacque così, il mini-presbiterio, dove i preti si incontravano periodicamente e, insieme, pregavano e si confrontavano. Don Agostino formò anche un gruppo giovanile, il Movimento Giovanile Parrocchiale, e di spiritualità familiare, entrambi sotto la sua diretta guida.

Nel settembre del 1987 gli venne diagnosticato un tumore al pancreas. Operato a Brescia, incominciò per lui e per la parrocchia un periodo di dura prova. La comunità si strinse intorno al suo amato Pastore – sopratutto i giovani – prendendosi cura di lui giorno e notte nell’angusta casa canonica di pochi metri quadrati dove Don Agostino era vissuto per un trentennio circa, in povertà ed essenzialità. Accettò il suo “calvario” nel totale abbandono alla volontà di Dio e senza risparmiarsi, soprattutto in occasione dei solenni festeggiamenti del Bicentenario della proclamazione della Madonna della Neve a Protettrice di Ponticelli, che furono il felice coronamento del suo sacerdozio. Nell’ottobre del 1988, nelle riflessioni testamentarie, al numero 7, scriveva: “Mi sono sentito legato alla comunità parrocchiale nella quale ho speso la maggior parte del mio ministero. Ho dato e ricevuto tanto; ho amato alla mia maniera e sono stato ricambiato al centuplo. Le premure usatemi nella mia malattia ne sono la prova. Arrivederci alla comunione definitiva con il Padre e il Figlio e lo Spirito Santo, stretti alla Mamma Celeste, la Madonna della Neve.” Don Agostino chiudeva la sua laboriosa giornata terrena la sera del 2 novembre 1988, a soli 60 anni.

La celebrazione esequiale, presieduta dal Cardinale Michele Giordano – il quale, giunto a Napoli l’anno precedente, aveva subito apprezzato Don Agostino, nominandolo Vicario Episcopale – ebbe luogo il pomeriggio del 4 novembre, con grande partecipazione di Vescovi, Sacerdoti e Popolo di Dio.

La sera stessa, veniva sepolto nel Cimitero di Ponticelli, nell’ipogeo della Congrega di Sant’Anna.

[1] In riferimento al Santo Curato di Ars-sur-Formans, in Francia, Jean-Marie Baptiste Vianney è stato un presbitero francese, reso famoso col titolo di Curato d’Ars per la sua intensa attività di parroco in questo piccolo villaggio dell’Ain. È stato proclamato santo da papa Pio XI nel 1925 e dichiarato patrono dei parroci. 

Appuntamenti Mensili

 


Bacheca Parrocchiale

Mese di Febbraio 2020

  • 40 ore di Adorazione Eucaristica: Giovedì 20, Venerdì 21, Sabato 22, Lunedì 24, Martedì 25, ai seguenti orari: 08:30 – 12:30; 16:00 – 20:30. Venite, adoriamo il Signore!
  • Messa presso la tomba del Servo di Dio: Sabato 22 ore 10.30;

Programma Festeggiamenti 2018

La Storia della Madonna delle Neve

La Basilica – Santuario, dedicata a Maria S.S. della Neve, è la più antica parrocchia della zona vesuviana.

Il primo registro dei battesimi risale al 1565. Inoltre, risulta essere la chiesa più ricca di opere d’arte, lungo l’itinerario imperiale, dopo il Santuario di Madonna dell’Arco.

La sua origine risale al XIII secolo, quando era poco più di una cappella rurale.
Ingranditosi il casale di Ponticelli, fu necessario ampliare la suddetta; e la richiesta di autorizzazione per la costruzione fu accolta da Papa Leone X con bolla del 1520.

La bella statua lignea, che troneggia all’interno del presbiterio, è attribuita a Giovanni Merliani da Nola.

Le due tavole dei S.S. Pietro e Paolo e il fonte Battesimale, sono del XVI secolo.

Nel 1733 la chiesa fu dotata di un artistico altare marmoreo e della balaustra, opere di Giuseppe Bastelli.

Il 29 luglio 1788 la Madonna della Neve fu proclamata Protettrice di Ponticelli.

Il 27 luglio 1988 il Santuario è stato elevato a Basilica Pontificia.

La Basilica Santuario

L’interno della chiesa, attualmente, si presenta diviso in tre navate da pilastri che determinano cinque varchi per lato di cui il primo, all’inizio della navata è architravato e più piccolo e ristretto rispetto agli altri quattro; ognuno di questi apre un vano di passaggio alla navata laterale di metri tre ed è sormontato da arco a tutto sesto.

La navata centrale è lunga m 22,50 e larga m 9,30.
Sui pilastri in muratura risaltano le lesene con capitelli a stucco e con le basi modanate in marmo bianco.

Superiormente agli archi come una trabeazione a stucco su cui è importata la volta a botte decorata.
Questa navata è di stile neoclassico.

I lavori eseguiti nel corso della seconda metà del 1800, necessari per lo stato della cattiva conservazione della struttura portarono gli architetti alla scelta dello stile dell’epoca.
La volta a botte è decorata con dei rosoni; il tutto è in stucco.
Le cappelle laterali sono di stile settecentesco dotate tutte di altare in marmi policromi.

SS. Maria della Neve

Fare la storia delle devozioni a Ponticelli significa fare la storia della vita spirituale della gente di questo Quartiere.
Nell’esame delle devozioni nel corso dei secoli, troviamo una costante ed una variante.
Con il termine variante vogliamo indicare le cosiddette devozioni di “moda”, presenti in alcuni periodi e, poi scomparse.
Con il nome di costante vogliamo indicare le devozioni che il popolo non ha mai cessato di coltivare.
La storia delle varianti la si può ricavare dal nascere e dall’evolversi delle cappelle laterali che sono sorte intorno all’attuale Basilica.
Nel 1600 scopriamo che è presente il culto a S. Onofrio, alla Madonna di Loreto, alla Santa Vergine del Carmine, alla Madonna Addolorata, agli Angeli Custodi, ai Santi Agnello, Lucia, Antonio di Padova e Antonio Abate. Poi verrà Santa Teresa d’Avila, S. Alfonso e S. Luigi.
Il culto verso questi Santi si esprime non solo con la S. Messa, ma anche con la predicazione: i cosiddetti Tridui, le Novene, ed infine con le Processioni.
La storia delle devozioni “costanti” ci fa scoprire che a Ponticelli sono state sempre vive e presenti la devozione verso Gesù e quella verso la Madonna della Neve.
Gesù è al centro dell’attenzione religiosa dei ponticellesi, i quali vivono il culto attraverso la devozione al SS. Sacramento e quella al mistero della Croce.
Il popolo di Ponticelli nel 1700 ha onorato la persona di Gesù praticando la Via Crucis, coltivando la devozione verso Gesù morto e quella verso le cinque piaghe.
Il centro della vita religiosa, però, è stato il culto a Gesù Sacramentato. Questo è attestato dall’altare particolare costruito al SS. Sacramento, dalla processione del “Corpus Domini”. Questa processione era solennissima e vedeva perfino impegnata l’Amministrazione Comunale che la sosteneva economicamente. Questa festa veniva anche indicata con l’espressione “festa dei quattro altari”.
A sottolineare la centralità che il popolo dava all’Eucarestia c’era, infine, la pratica dell’esposizione solenne di Gesù Sacramentato che si teneva negli ultimi giorni dei carnevaletti, indicata anche con il termine “quarant’ore”.
L’altra devozione costante dei ponticellesi è quella verso la Madonna invocata col titolo di Madonna della Neve.
Questa devozione è certa, anzi già affermata nel 1500 così come possiamo desumere dalla presenza dell’immagine lignea che è una scultura del XVI sec.
Volendo concludere possiamo affermare che il popolo di Ponticelli ha vissuto la sua fede poggiandola particolarmente sul culto a Gesù Sacramentato e onorando Maria col titolo: Madonna della Neve.
Questa fede è stata trasmessa da padre in figlio fino ad oggi in maniera costante. Possiamo dissentire sul come, certe volte, il popolo ha vissuto la fede, ma non sulla continuità della devozione a Gesù ed a Maria.